Domani, 17 marzo 2011, si festeggiano i 150 anni dell’Unità d’Italia. Anche se in questi giorni si gioca il futuro delle rinnovabili, vogliamo sventolare il tricolore.

L’energia è il motore del mondo. Da sempre chi controlla e gestisce energia e petrolio condiziona l’andamento e lo sviluppo economico mondiale e internazionale.

La mancanza di alternative all’energia fossile e nucleare ha fatto si che questo sistema “autoritario” si autoalimentasse. L’arrivo e lo sviluppo delle rinnovabili però ha messo nelle mani di imprese e cittadini la possibilità di sovvertire il sistema, dando a tutti l’occasione di produrre e vendere energia.

L’idea di raggiungere una vera democrazia energetica e creare un mercato energetico libero, regolato dalla domanda e dall’offerta, non è una prospettiva allettante per la nostra classe dirigente che, davanti alla crescita delle rinnovabili, prima ha deciso riaprire il dialogo sul nucleare per poi frenare l’unico settore che condiziona favorevolmente il PIL italiano e crea occupazione.

La situazione è critica, per certi versi ridicola.
Infatti, incalzano le polemiche sui costi delle rinnovabili in bolletta, ma si tace sul fatto che continuiamo a pagare lo smaltimento delle scorie nucleari degli anni ’70 e che il continuo aumento del petrolio incide su ogni famiglia per 3 euro al mese. Si tace anche sul fatto che il 76% degli italiani si sono dichiarati disponibili ad accettare aumenti nelle bollette se finalizzati all’incentivo delle rinnovabili (sesto rapporto MopAmbiente). Ancora, mentre viene ufficializzata la lista dei siti italiani dove potrebbero sorgere nuove centrali nucleari, sembra che ci si voglia dimenticare il referendum del ’87 con cui il nostro Paese ha detto NO al nucleare.

Il volere degli italiani conta ancora qualcosa?
Quale classe dirigente illuminata potrebbe decidere di limitare lo sviluppo sostenibile, la tutela dell’ambiente, la sicurezza e il benessere dei cittadini solo per continuare a garantirsi il controllo del mercato energetico?
In un’Italia dove la raccolta differenziata è ancora un optional e lo smaltimento dei rifiuti un punto interrogativo, come si pensa di poter gestire le scorie nucleari?

La presa di posizione del Governo deve essere rivista.
Se quello che è successo in Giappone fosse successo in Francai, mezza Europa sarebbe stata rasa al suolo.
La green economy non deve essere fermata o rallentata, è l’unica alternativa sostenibile all’energia fossile e nucleare che oggi abbiamo. Germania, Cina e India hanno già invertito la loro rotta, per essere competitivi dobbiamo seguire i Paesi in crescita. Basta al vecchio nucleare: troppo costoso, rischioso e dannoso.

 

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